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tn ponte1Nel Medioevo Osio Sopra era attraversato dalla strada di collegamento fra Trezzo, antica roccaforte del dominio sforzesco di Milano, e la città di Bergamo, sotto il controllo della Serenissima.

L’attraversamento del fiume Brembo era localizzato proprio sul nostro territorio, nel tratto prospiciente la frazione di Marne di Filago, dove l’antico Ponte Corvo, Put Clòv, poteva contare su sponde ravvicinate e rocciose e un grosso basamento naturale affiorante proprio nel mezzo del fiume.

A Osio il ponte era chiamato anche Put Pilù, e questo nome ha riscontro anche in alcuni documenti storici dell’inizio del 1800, fra i quali spiccano quelli di Giovanni Maironi da Ponte (1748-1833), esimio professore del Liceo di Bergamo nei primo anni del 1800. Nel suo “Dizionario odeporico o sia storico-politico-naturale della Provincia Bergamasca” pubblicato nel 1819 dalla stamperia Mazzoleni di Bergamo, riferisce di un “Ponte di Pilone” sul nostro territorio [].

Il tracciato Milano-Bergamo ai tempi del Ponte Corvo

Di questo ponte rimangono oggi solo i ruderi, all’altezza della Rasica, fra i territori di Osio Sopra e di Osio Sotto. Comprensibilmente non rimane alcuna traccia di quel periodo storico nella memoria delle persone. L’unico riferimento sopravvive forse nel vecchio nome della attuale Via Fontana che dal quartiere Polér porta verso il Brembo, il cui nome era appunto “Strada Comunale del Ponte”, come appare sulle carte topografiche del dopoguerra, o “Strada Comunale detta la via del Ponte Fontana”, come risulta dalla mappa del catasto napoleonico nei primi anni del 1800.

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Alcune immagini attuali dei resti del Ponte Corvo

 

La "Forra" del Brembo

Il Brembo, dopo lo sbarramento del Corno della Masnada a Ponte San Pietro, si allarga in un percorso pianeggiante.

Attraversa, in sponda sinistra, i territori della Roncola, di Brembo e di Mariano e, in sponda destra, dopo le Ghiaie di Presezzo e di Bonate, la zona dei mulini di Bonate Sotto e la piana di Madone.

In questo tratto il percorso, come dicevamo, risulta pianeggiante e il letto del fiume si allarga invadendo, durante le piene, quelli che vengono chiamati “magredi” o terre magre.

Quando arriva a dividere il territorio di Osio Sopra da quello di Filago, all'altezza della passerella ciclo-pedonale, le sponde del Brembo diventano più alte e costringono il fiume in un passaggio sempre più stretto, chiamato “forra”, fino al Ponte Vecchio di Brembate. Superato l'abitato di Brembate le sponde si allargano fino a quando riversa le sue acque nell'Adda, appena prima di Canonica.

E’ lungo questo tracciato che il Brembo è attraversato da una serie di manufatti parecchi dei quali insistono proprio sul territorio di Osio Sopra.

 

La passerella ciclo-pedonale
Originariamente costruita da Wilhelm Schroeder, primo proprietario della filanda della Rasica, poggiava su un pilone centrale del quale è ancora visibile il basamento di appoggio, venne completamente rifatta fra il 1915 e il 1920 dalla Franco Gregorini SpA, proprietaria ai tempi, degli Stabilimenti Dalmine, per permettere agli abitanti dell’isola di raggiungere il posto di lavoro. Il rifacimento venne progettato e realizzato ad una sola arcata, senza l’appoggio centrale.

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La passerella ciclo-pedonale della fine del 1800

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 Il rifacimento degli anni '20

Nella seconda metà degli anni ’80 venne chiusa in quanto pericolante e, nel 1991, ceduta gratuitamente dalla Dalmine ai comuni di Osio Sopra e di Filago, venne ripristinata su progetto dell’Ing. Luigi Bacci di Bergamo, con la sostituzione di tutte le funi e l’adeguamento dell’ancoraggio. Attualmente la passerella è larga un metro e 50 con un ingresso, fra le colonne portanti, largo appena 1,20.

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La passerella oggi

Il Ponte Canale della Roggia Brembilla
Negli anni attorno al 1930 la società elettrica Orobia ottenne dal Consozio di bonifica la possibilità di estendere e ampliare il tracciato della Roggia Masnada, derivata in sponda destra a Ponte San Pietro, fino alla centrale di Madone e, in cambio, venne obbligata a costruire il ponte di cemento per servire la Roggia Brembilla che, fino ad allora, era derivata in sponda sinistra alla Roncola e arrivava fino al territorio di Osio attraversando i territori delle frazioni di Brembo e Mariano, con un percorso parallelo e poco distante dal fiume.

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Il ponte canale della Roggia Brembilla

Il Canale Adda-Serio (Cherio)
Estratto dall’Adda a Calusco, prima del ponte di Paderno, il canale arriva fino a Filago con un percorso completamente interrato. A Filago, dopo un breve tratto a cielo scoperto, viene di nuovo costretto in un grosso tubo di ferro per attraversare il fiume e, sempre interrato, percorre tutto il territorio di Osio Sopra da Ovest a Est verso il comune di Levate. Il canale irriga i territori a Sud di Bergamo e, fino al 2013, scaricava le eccedenze nel Serio. Attualmente il suo percorso prosegue fino al fiume Cherio all’altezza di Calcinate.

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In secondo piano il grosso tubo del canale Adda-Serio

La diga Lazzarini
Nello stesso luogo le carte topografiche dell’inizio del 1800 localizzano una “Diga Lazarini” di cui però non esistono altre tracce. Lazzarini erano i proprietari di tutta la zona della Rasica, compresa la segheria, fino alla cessione a Wilelm Schroeder che ne ricavò la filanda, nella seconda metà del 1800.

 

IL PONTE CORVO

Oltre al già citato Maironi da Ponte (1748-1833), cent'anni dopo si occupò del Ponte Corvo anche Elia Fornoni (1847-1925) grande architetto che operò in bergamasca fra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. E’ ricordato, oltre che per i suoi studi sul territorio di Bergamo, per la progettazione di innumerevoli edifici sia civili che religiosi. A Osio ha realizzato la facciata della chiesa parrocchiale nel 1921 mentre al figlio Dante venne affidato, negli anni ’30, il progetto per la realizzazione del “Viale degli Angeli” con l’Arco trionfale e la statua del Cristo Re.

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Giovanni Maironi Da Ponte - Elia Fornoni

Secondo il Fornoni Osio Sopra era interessata dalla strada che da Milano, attraversato il ponte di Trezzo sull’Adda, difeso dalla roccaforte, proseguiva verso la città di Bergamo.

L’attraversamento del Brembo veniva effettuato proprio attraverso il Ponte Corvo. La strada che arriva da Marne si chiama, ancora oggi, Via del Ponte Corvo mentre, attraversato il Brembo, la strada, che alcuni ancora oggi chiamano “Regina”, proseguiva sull’alzaia del Brembo dalle Cascine Capra e Cimaripa fino al “Crocione di Albegno” per puntare decisamente a Nord-Est verso Bergamo.

Lo confermerebbe il fatto che a Cimaripa, alla fine del 1800, sono state rinvenute due tombe risalenti al periodo dell’Impero romano: come d’usanza, quelli che morivano su queste grandi vie di comunicazione venivano seppelliti ai bordi della strada.

Ecco cosa dice il Fornoni "padre", in una lettera ad un amico e collega riguardo al Ponte Corvo:

Il Ponte di Marne, del quale oggi rimangono ancora gli avanzi, doveva essere antichissimo e io penso che la sua origine rimonti al tempo dell’impero di Roma. Un giudizio in proposito oggi non oserei proprio dartelo con fermo convincimento, perché non ho ancora potuto prendere quei rilievi che sono indispensabili per un giudizio fondato. Ti dirò però che questo ponte mi offre, a primo aspetto dei caratteri tanto analoghi a quelli presentati dalle rovine dell’antico Ponte della Regina [] che mi pare dovrò finire per crederle opere contemporanee o quasi.

Senza accorgermi, ho tracciato un ghiotto programma di studi, il quale non richiede che buona volontà per isvolgerlo e che per te può essere fonte di belle scoperte storiche ed archeologiche.

Altri studi e rilievi sui resti del Ponte Corvo sono stati effettuati nel 1989 da Tomaso Ghisetti e G. Pagani.

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Ghisetti e Pagani arrivarono alle seguenti conclusioni (“Alla ricerca delle radici di Dalmine” T. Ghisetti 1998):

Queste considerazioni di Elia Fornoni mi hanno indotto ad eseguire i rilievi delle parti restanti del ponte in oggetto, dai quali sono risalito al tipo di centina eseguita per costruirlo.
Il dato più interessante è che la struttura del ponte non era ortogonale alle sponde del fiume Brembo.
Inoltre la sua probabile demolizione è da attribuirsi ad un effetto rotatorio della pila centrale sotto l’azione delle acque del fiume durante una delle numerose piene.

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Le ipotesi elaborate dagli ingegneri Ghisetti e Pagani negli anni '90


Concludiamo il nostro percorso fra presente e passato remoto con due immagini del Ponte corvo scattate all'inizio del 1900 (le foto sono dell'Archivio Domenico Lucchetti conservate al Museo Storico della Città di Bergamo).

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Dalla parte di Marne il comune di Filago ha realizzato una terrazza dalla quale è possibile osservare i resti del Ponte Corvo. Sarebbe auspicabile che anche dalla parte di Osio venisse realizzato un camminamento per permettere di ammirare da vicino quel poco che ancora rimane di un passato così importante e prestigioso.


BGp (Maggio 2016)


Un lettore ci sottopone:

Buongiorno Redazione,

Riguardo a quest'ultimo articolo, volevo chiedervi se sono disponibili notizie sulla caduta del ponte. E' un elemento di cui non ho mai sentito parlare ma penso che sia significativo per la storia di Osio.

Grazie per quanto riuscirete a documentare di questo aspetto.

Saluti


Abbiamo risposto:

Salve

Sulla questione del crollo del Ponte Corvo non esistono, a nostra conoscenza, ipotesi supportate da un qualsivoglia documento.

Tomaso Ghisetti, nel suo "Alla ricerca delle radici di Dalmine", pubblicato nel 1998, sostiene (Pag. 107) che "la probabile demolizione è da attribuire ad un effetto rotatorio della pila centrale sotto l'azione delle acque del fiume durante le numerose piene".

Angelo Pesenti su "Osio Sopra e la sua identità" pubblicato nel 2004 per nome e conto dell'Amministrazione Comunale di Osio Sopra, sostiene, a Pag. 12, che "Il manufatto è stato abbattuto tra il '400 e il '500 per scoraggiare il contrabbando tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia" ma non cita alcun documento a supporto di questa ipotesi.

Nell'assenza più assoluta di certezze, abbiamo optato per lasciare il crollo del Ponte Corvo avvolto nel mistero.

Grazie, comunque, per la sua attenzione e il suo interessamento.

MicroOsio