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Osio Sopra nell'organizzazione politica e fiscale del territorio bergamasco.

Nell’anno 1428, Bergamo e parte del suo attuale territorio passarono sotto il dominio della Repubblica di Venezia divenendo così il nuovo avamposto del confine occidentale dello ‘stato da terra’ con l’assegnazione alla popolazione bergamasca dello stato giuridico definito come ‘de intus

Scelta strategica questa del governo della Repubblica poiché il ‘de intus’ consentiva ai nuovi sudditi di essere equiparati ai nativi della capitale per quanto riguardava i diritti d’accesso al libero commercio e l’entrata nelle diverse associazioni corporative o ‘Arti’.

Il 20 gennaio di quell’anno, il Doge regnante, Francesco Foscari, nominava Marco Giustiniani podestà e capitano della città mentre con lettera ducale del 9 luglio successivo vennero concessi i primi privilegi politico-amministrativi.

Nel ‘500 le entità politiche confinanti con lo stato della Serenissima furono (Tav.1): sul fronte sud-ovest lo Stato di Milano (in mano agli spagnoli), mentre su quello nord, tramite la Valtellina, lo Stato dei Grigioni e in direzione est vi era l’Impero Asburgico. 

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Tav. 1 - Estensione del territorio della Repubblica di Venezia nel XVI° secolo e i suoi confini.

 

L’autorità sovrana era rappresentata da due rettori -il Podestà e il Capitano di giustizia- mentre il potere cittadino era affidato ad un ‘Consiglio maggiore’ composto da cento membri provenienti dalle famiglie patrizie bergamasche (in forte contrasto tra di loro). 

 

La nuova area geografica venne divisa in tre macro zone: la città, le valli e la pianura.  Questa, a sua volta, venne frazionata in porzioni territoriali più piccole denominate ‘quadre’ (Tav.2). Le ‘quadre’ erano un insieme di comuni e di podesterie governate da un Vicario, mentre ciascun comune era retto da un Console che veniva eletto ogni anno direttamente dai capofamiglia residenti.

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Tav. 2 - Ripartizione amministrativa del territorio bergamasco secondo la Rep. di Venezia.

Fonte: P. Oscar, O. Belotti, Atlante storico del territorio bergamasco. (edd. Provincia di Bergamo - 2000).

 

La politica fiscale organizzata dalla Serenissima, veniva elaborata partendo dagli accertamenti catastali fatti sul territorio, che dovevano dare indicazioni reali sulla ricchezza esistente. Con queste raccolte informative, straordinariamente precise per l’epoca, gli organi amministrativi passavano alla assegnazione della ‘caratta’ ossia il coefficiente che determinava l’ammontare del prelievo fiscale da ripartire tra le varie province dello stato.

Le tasse erano suddivise in 3 gruppi (Tav. 3): il dazio, la gravezza e gli oneri straordinari e le corvées.

tassazione

Tav. 3 - Regime fiscale attivo nel XVI° secolo.
Fonte: G. Da Lezze, Descrizione di Bergamo e suo territorio, 1596 (edd. V. Marchetti, L. Pagani - 1988).

 

La prima veniva applicata sulle attività produttive, commerciali e sui consumi, mentre la seconda -la gravezza- era una vera e propria imposta diretta; entrambe dovevano essere corrisposte sia dagli abitanti della città che della campagna e delle valli.

Diversamente gli oneri e le corvées, riguardavano esclusivamente i contadini e corrispondevano ad un prelievo fiscale straordinario oppure ad una chiamata per prestazioni di manodopera ai fini del mantenimento delle infrastrutture (strade, ponti, ecc.).

 

Osio Sopra nell'anno 1596 e i modlli famigliari ricorrenti e il modulo abitativo dello 'stalù'

Tornando al lavoro di Giovanni da Lezze, nella descrizione della comunità di Oxio di Sopra [], uno dei 45 comuni appartenenti alla Quadra di Mezzo, si legge che nell’anno 1596 la popolazione era composta da 440 individui (anime), ripartiti in 55 famiglie (fochi), di cui le persone attive (utili) erano 102 ovvero poco più del 23%.  E’ importante precisare che nel computo delle anime utili o ‘huomini da fatione’ rientravano esclusivamente gli adulti maschi con un’età compresa tra i 15 e i 55 anni. Secondo questi dati il numero medio dei componenti per nucleo famigliare risultava essere di 8, mentre il numero di anime utili per fuoco era di 1,85*:

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* F. Saba, La popolazione del territorio bergamasco nei secoli XVI-XVIII in Storia economica e sociale di Bergamo.

 

La registrazione della categoria delle anime utili pone problemi di credibilità a seguito delle conseguenze fiscali e coscrizionali che sarebbero ricadute sugli appartenenti.

Per questi motivi i censiti erano motivati a ritardare il raggiungimento del 15° anno d’età oppure ad anticipare il superamento del 55°. In mancanza poi di documenti di identità l’inghippo risultava più facile a realizzarsi. 

Secondo gli studi demografici condotti da Belfanti e da Saba [] (basati sul lavoro del da Lezze, sulle registrazioni parrocchiali delle morti e dello ‘stato delle anime’), per questa epoca l’organizzazione dei nuclei familiari era rappresentabile attraverso cinque modelli di aggregazione: il domestico semplice, l’esteso, il multiplo, senza struttura e il tipo solitario. 

Attorno a questi nuclei gravavano, a volte anche in numero cospicuo, soggetti legati all’attività economica dell’aggregato famigliare come i servi e i garzoni. Ed è proprio l’aspetto economico che ci offre una chiave di lettura interpretativa sulla comparsa dei modelli aggregativi che stanno al di la dei tipi semplice e solitario: la necessità di una maggiore disponibilità di forza lavoro, spingeva alla formazione dei nuclei tipo esteso e multiplo. Un fenomeno che risulterà, come è ovvio aspettarsi, più marcato per l’ambito rurale rispetto al cittadino.

Tali aggregazioni hanno impattato anche sulla struttura edile dei complessi abitativi generando dei ‘moduli’ che noi oggi chiamiamo ‘stalù’ e che compongono, in larga maggioranza, l’attuale patrimonio architettonico del nostro centro abitativo.

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Tav. 4 – Distribuzione attorno alla chiesa parrocchiale dei moduli abitativi aggregati.

Fonte: elaborazione su planimetria del centro storico odierno di Osio Sopra. I confini modulari sono ipotetici.

 

I nostri ‘stalù’ sono stati delle unità ad elevata sostenibilità ecologica o a basso impatto ambientale. Al netto delle innovazioni tecnologiche che caratterizzano la nostra epoca e che rendono difficile il confronto tra i modelli economici di due periodi storici così distanti, l’elemento marcatore del modulo cinquecentesco è la prevalenza della comunità sul privato. Gli aggregati famigliari dal domestico semplice ma ancor più al tipo esteso, hanno costituito l’elemento causale preminente della conformazione del tessuto sociale nel XVI° secolo.

La lavorazione del guado, stando ad un toponimo che compare in una registrazione dello ‘stato delle anime’ della nostra parrocchia, con tutta probabilità è avvenuta nello ‘stallo del pezzano’ cioè in un modulo abitativo composto da spazi destinati al suo ciclo di lavorazione, destinati alle famiglie che erano coinvolte nei flusso operativo ma destinati anche alla produzione e conservazione delle derrate alimentari. La resa produttiva di ciascuno di questi flussi, come abbiamo già sottolineato in un passaggio precedente, raggiungeva la massima efficienza grazie alla numerosità dei nuclei famigliari.

Certo, sempre dal punto di vista strettamente ecologico, il pericolo che stava dietro l’angolo per queste comunità era di tipo genetico in quanto dovuto al fenomeno della endogamia. Il matrimonio tra consanguinei era un evento possibile e la struttura modulare l’avrebbe potuta favorire specialmente se culturalmente poco aperta verso l’esterno.

 

La Chiesa, grazie alla ‘invenzione’ degli archivi parrocchiali ha gestito e prevenuto questo rischio. La registrazione dei matrimoni permetteva e imponeva al prete di verificare se esisteva un grado di parentela tra i due futuri coniugi. In caso di consanguineità di 1° e 2° grado avrebbe negato il suo assenso alla celebrazione del sacramento mentre per quelle di 3° grado avrebbe chiesto la dispensa alle autorità diocesane ‘dispensatio ab impedimento consaguineitatis tertii gradus’  [].

Rapportando il valore % delle anime utili con quello dei paesi confinanti con Osio Sopra, si può osservare un certo allineamento per: Mariano che ne aveva circa il 20%, Oxio di sotto circa il 19%, Levate un po’ meno del 23% mentre Filago, appartenente alla quadra dell’Isola, raggiungeva un 35% secco.

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Tav. 5 - Popolazione di Osio Sopra e dei suoi confinanti nell’anno 1595.

Fonte: G. Da Lezze, Descrizione di Bergamo e suo territorio, 1596 (edd. V. Marchetti, L. Pagani - 1988).

 

Molti dei cognomi di quelle famiglie sono giunti fino a noi anche se, per alcuni di essi, nel tempo si sono sovrapposte delle modifiche. Consultando le pagine del primo Liber Baptizatorum dell’archivio parrocchiale, relative al periodo 1539-1600, se ne possono contare circa un centinaio di diversi. 

Calcolando la rispettiva frequenza di registrazione, si può osservare che i nuclei famigliari più numerosi in questo periodo erano tre: gli Abbati, seguiti dai Pederzoli e poi dai Santinello/Santinelli

Il cognome Abbati ha una frequenza del 9%, mentre quello dei Pederzoli e dei Santinello/i raggiungono il 5%. I Brugali raggiungono un valore di poco inferiore all’1%.


 

 GB'58 (Luglio 2016)


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